I pellegrinetti di Sutri

Ogni giorno vediamo per le strade di Sutri, nelle piazze, persone di differenti età, che parlano differenti lingue, e che hanno un minimo comune denominatore: sono pellegrini che stanno percorrendo la via francigena. Ci sono molti italiani, molti stranieri, uomini, donne; alcuni viaggiano da soli, altri in gruppi organizzati, altri in gruppi creatisi lungo il viaggio. Spesso si riconoscono dagli altri turisti perché hanno degli zaini più o meno grandi.
L’abbigliamento è simile per tutti, e cambia a secondo della stagione in cui affrontano il pellegrinaggio: scarpe o scandali da trekking, magliette traspiranti, pile e giacche a vento per i periodi più rigidi, poncho antipioggia, cappelli. Quasi tutti hanno ormai uno smartphone, con il quale possono non solo avere la possibilità di contattare i propri cari, chiamare le strutture ricettive, ma possono anche scaricarsi le mappe gps per risolvere qualsiasi problema sul percorso da affrontare.
Quelli più tecnologici (ne ho conosciuti alcuni) avevano nella parte superiore del proprio zaino anche una batteria solare con la quale ricaricare telefoni tablet ecc. Insomma organizzatissimi.
Spinti dalle più diverse motivazioni camminano per raggiungere principalmente Roma.
E si fermano a Sutri, l’ultima tappa storica prima di raggiungere la Città Eterna.
Molti, quelli che hanno studiato di più prima di arrivare da noi, vogliono visitare la Chiesa della Madonna del Parto (il mitreo). Perché?
Perché Sutri ha la fortuna di conservare uno dei cicli iconografici più importanti e affascinanti dedicati al pellegrinaggio, ai viandanti, che si trova proprio nel vestibolo del tempio. Tutti, pellegrini e non, restano affascinati da questo capolavoro trecentesco.
È interessante notare qui i nostri pellegrinetti, famosi in tutto il mondo. Di questi antichi viandanti osserviamo l’abbigliamento (rimando ad un altro articolo sui riti pre pellegrinaggio, al pellegrinaggio da Sutri al Monte Sant’Angelo, agli atti notarili che parlano di detto viaggio e alle ipotesi affascinanti che ho letto e sentito da vari studiosi).
In questo affresco (la parte bassa del quadro centrale del vestibolo) mi colpiscono le piccole differenze che si notano: molte figure hanno il cappello a larghe tese, alcuni hanno il cappello al di sopra di un fazzoletto o cappuccio che protegge ancora di più la testa (alcune tuniche, schiavine, avevano il cappuccio “integrato”:) ). Troviamo anche un pellegrino che non ha alcun cappello o copertura alcuna del capo. Nessuno di loro è dipinto con scarpe o sandali, e nessuno ha la bisaccia; hanno però  tutti il bordone, ovvero il lungo bastone che oltre ad avere un motivo simbolico era usato anche come mezzo di difesa e di aiuto durante il cammino. Nessuno dei bordoni dipinti a Sutri, però, ha la punta di ferro.

Molti storici parlano delle due figure più in basso, forse marito e moglie. Le indicano come due committenti, due persone che hanno commissionato il pellegrinaggio a un terzo uomo, che sarebbe colui che si trova di fronte a loro e che reca in mano la piuma, testimonianza del santuario raggiunto.

 

La Madonna del Parto è un luogo dove sono ancora nascosti simboli e storie. Molto è stato analizzato, molto ancora si deve svelare.

Quindi, come al solito: bisogna sempre studiare; e studierò, prometto. E andrò più nello specifico in un prossimo post sul nostro meraviglioso mitreo e sul tesoro artistico e simbolico che custodisce.

 

La fine del mondo

Da molti mesi sto lavorando su un progetto. Progetto significa tutto e niente. È un libro, un romanzo riguardante la mia città e l’escatologia, nello specifico  alcuni scritti di Gioacchino da Fiore e il destino dell’uomo. Non vi dico di più, ma non perché voglia fare il figo. E nemmeno perché ho scritto solo un canovaccio. Non ho in animo nemmeno di fare o essere misterioso.

Il fatto è che parlare di progetti futuri non ha più senso!

Da settimane ormai tutti i giornali sono occupati, oltre che da drammi umani e giochi(ni) politici, da una notizia definitiva: il 23 settembre finirà il mondo!

Non ridete, non buttatela in burletta. Una persona ci ha scritto persino un libro. E non solo lo afferma l’autore, non solo l’editore, ma anche moltissime altre persone ben informate.

Si, lo so. Dopo la bufala dei Maya del 2012 ormai non credete più a niente. Ancora prima molti hanno passato il capodanno del 2000 con occhi chiusi e tremanti perché il millennium bug avrebbe provocato black out, incendi, sveglie elettroniche che avrebbero dovuto impazzire e cominciare a saltellare sui comodini di mezzo mondo.

Questa volta la notizia è seria: il pianeta Nibiru, il famosissimo e grandissimo pianeta NIbiru, il 23 settembre colpirà la terra e saremo tutti morti.
Non dico più “andremo all’arberi pizzuti” perché non ci sarà nessuno vivo che ci sotterrerà al cimitero. E spariranno pure gli alberi pizzuti.

Cosa fare? Abbiamo due giorni. Forse meno perché non so l’ora esatta in cui ci sarà il botto. Peccato perché avrei voluto finire due serie di Netflix e una ha parecchi episodi.
Abbiamo due giorni. Ho chiesto in casa cosa avrei potuto fare per i miei cari, come ultimo desiderio. Mi si è  risposto: “Fai la spesa e paga le bollette”.
Due Non sense secondo me, ma siccome faceva loro piacere, ho realizzato quei desideri.
Sto cominciando a chiamare le persone a cui voglio più bene.
Ann Hathaway non ha risposto. E Peter Griffin sta dormendo.
Troverete alcuni messaggi WhatsApp e leggerete quello che non ho mai voluto o potuto dirvi prima.

Ho realizzato un mio sogno: suonare bene una canzone con la chitarra (ho scelto Ligabue perché usa un solo accordo, quindi me la sono cavata in 15 minuti).

Da romanista ero sicuro che quest’anno avremmo vinto Champions e scudetto e ciò non avverrà solo per questo maledetto NIbiru. Solo per causa sua!

Avrei tanto voluto vedere New York ma non sarò possibile. Questo mi dispiace molto perché era un mio grande sogno.
Per questo vi chiedo un piacere: se vi trovate a New York oggi e domani, taggatemi su twitter con foto di New York, magari con l’hashtag #ItalohatesNibiru  e/o   #credeteAlProssimoNonAlleCazzate.

Grazie e ciao.
Anzi,

Addio!

(Educ)AZIONI E FEMMINICIDIO

Avrei voluto parlare oggi di storia e tradizioni. Oggi, 14 settembre, si celebra l’esaltazione della S. Croce. Una data importante non solo per i cattolici.

Ma la cronaca mi impone di parlare di un tema che si trova quasi ogni giorno nelle prime pagine dei giornali e come prima notizia nei tg nazionali: il femminicidio.
Purtroppo, come nel caso degli allagamenti, del dissesto idrogeologico, dei terremoti, anche il femminicidio viene trattato solo quando avviene un efferato delitto, quando “capita” una tragedia.
Non si affronta mai in modo sistematico. Il tema del femminicidio, che ricordo riguarda l’82% delle donne uccise nell’ultimo anno, è tema delicato.

Perché la stragrande maggioranza di questi delitti avviene per mano di mariti, fidanzati, amanti. Ovvero le persone di cui normalmente non ci si dovrebbe fidare di più.

Gli assassini devono essere giudicati e condannati. E devono andare in carcere. Ma chi governa non può pensare solo alla condanne. Bisogna prevenire questi eventi.
E per prevenire, come direbbe mia zia “toccherebbe cambia’ la capoccia de le persone”. Come fare?
Innanzitutto tra di noi, bisognerebbe riflettere seriamente sui nostri comportamenti.  Non solo per il rapporto con le donne. Ma anche con gli stranieri, con i forestieri, con i vicini di casa, con chi ha un’altra religione, o un differente orientamento sessuale.

Da anni ormai scrivo a riguardo dell’educazione affettiva nelle scuole. Contro i femminicidi, contro tutte le differenze, per una comprensione dell’altro.

I parlamentari, il ministro dell’istruzione, gli organi scolastici, i professori, la società civile, tutti dovrebbero porre l’educazione affettiva come una priorità.

Per far crescere i futuri cittadini più aperti verso il mondo, verso l’altro, in modo che capiscano e non “tollerino”, che amino e non odino, che vivano felici e non uccidano follemente.

Opinioni, vacanze e pubblicità

Avrei voluto parlare in questo articolo di Santorini e delle sue bellezze, ma la cronaca galoppa veloce. E siccome si intreccia col mio tema, butto giù due righe.

Premessa: sono stato in vacanza a Santorini e ho scelto uno degli alberghi più vicini alla spiaggia perché almeno in quei pochi giorni volevo un break da qualsiasi argomento che non fosse mare, sabbia e relax. Ma alla fine mi sono arreso e lo spirito di guida turistica è uscito fuori con tutto il suo impeto, portandomi a vedere la Pompei della Grecia, Akrotiri, una città minoica scoperta nella seconda metà dell’800 ma riportata quasi tutta alla luce dopo il 1967.

Il fulcro di questo post non è però questa interessante visita, né la lacrima che mi scende pensando alle meravigliose spiagge che ho lasciato.
Questa mattina leggo sul sito di rainews una notizia che mi ha lasciato basito.
Lidl cancella la croce dalla confezioni di cibo greco: “Siamo religiosamente neutrali”. E’ polemica

Cosa è successo? La nota catena, sul profilo facebook della branca inglese ha pubblicizzato la settimana del cibo greco.
Fin qui niente di anormale (anzi, gustoso direi, da neo fan dello tzatziki!).

La polemica sorge quando si vede che la foto postata della Chiesa di Sant’Anastasio a Santorini non ha le croci sopra le caratteristiche cupole blu .  Cancellate con una “photoshoppata”.
Il perché? Forse perché , così riportano alcuni media, l’azienda non vuole usare simboli religiosi,  perché non si vuole escludere alcun credo.
La domanda sorge spontanea:
“Ma allora che prendi a fare una foto con in primo piano una chiesa?”
Santorini è piccola, ma ci sono altri panorami da paura, scorci magnifici, spiagge da urlo, taverne tipiche che sembrano disegnate da uno scenografo hollywoodiano.
E poi, anche fosse? Io comprerei tutto il cibo possibile, anche con croci, mezze lune, Buddha, stelle di David. L’importante è il “food” (come direbbero quelli istruiti o professionali che lavorando nella “ristorazione” pensano che se dici “lavoro nel food” sia fico).
Dovremmo pensare che i satanisti non acquistino la Diavolina solo perché c’è disegnato un diavolo?
Sicuramente Lidl rimetterà in futuro o ste croci o un altro bel panorama.
Siamo in un periodo delicato nel quale invece di essere realisti si cade facilmente da una parte o dall’altra. Chi è troppo neutrale, cancellando la storia. Chi invece al contrario la usa e la distorce per propri fini.
La storia è storia. Ci serve da insegnamento. In ogni senso.
Dopo queste due righe buttate giù senza pensarci troppo, vi rivelo il vero punto su cui volevo incentrare il post originale che vale da sintesi definitiva:
ma quanto era bella la commessa della pasticceria di Santorini!

Al posto di un dio greco una guida turistica di Sutri

20 agosto, eventi e compleanno

Tutte le date sono importanti  perché ogni giorno si celebrano eventi del passato che hanno cambiato la nostra storia, sia i grandi avvenimenti che riguardano l’intera collettività, sia quelli “piccoli” che hanno influito singole persone.

Per me il 20 agosto ad esempio è importante per tre motivi.

Nel 1968 la sera del 20 agosto le forze del patto di Varsavia invasero la Cecoslovacchia ponendo fine alla Primavera di Praga.
Da boemista ho sempre ricordato questa data, soprattutto perché dal 1999 al 2006 mi sono sempre trovato in Repubblica ceca. In tv vedevo ogni volta le immagini e i video di quell’occupazione, i volti dei giovani cecoslovacchi, attoniti, con lo sguardo perso, come se sentissero che il loro viaggio verso un futuro migliore si fosse interrotto per sempre. Quel viaggio sarebbe ripreso due decenni dopo con la rivoluzione di velluto.

Un altro 20 agosto che mi piace ricordare è quello del 1977. Il lancio della Voyager 2, la sonda record lanciata dalla NASA che da quarant’anni prosegue ancora il proprio viaggio, prima sfiorando i pianeti come Giove e Saturno e ora all’esterno del sistema solare, portando con sé quel disco d’oro nel quale sono registrati i suoni del nostro pianeta. Lo spazio, la scoperta, il sogno di un incontro alieno, con l’altro (prima si sognava, appunto, l’incontro con l’altro, con il differente, ora…).

Volevo terminare questo post cercando il compleanno di qualche personaggio noto (non celebro mai o quasi mai le morti, perché…. è più bella la vita, no?).
Tra i nati del 20 agosto potete trovare famosi uomini e donne del passato. Tra questi c’è una scrittrice che ha influito molto nella mia vita, non solo per il suo lavoro, ma anche dal punto di vista personale.

Il 20 agosto del 1945 nasce a Brno Sylvie Richterová, scrittrice, poetessa, traduttrice, una delle boemiste più note, sia in Italia che all’estero. Non vi racconto la sua vita privata né i suoi scritti, né le sue conferenze in giro per il mondo o i premi cha ha ricevuto. Né vi racconto delle collaborazioni coi più grandi, da Vaculìk a Kundera, fino a un meeting nella casa di campagna di quel che sarà il grande presidente cecoslovacco e poi ceco, Václav Havel, scrittore e drammaturgo, una delle figure più importanti del ‘900 europeo.

Per me Sylvie è la professoressa che tanti anni fa, in un freddo giorno autunnale di Viterbo mi propose di seguire i corsi di lingua e letteratura ceca.
È quella professoressa con la quale parlavo si di letteratura ma magari mi ci fumavo una sigaretta e scherzavamo su birre e ragazze.

Fu lei a farmi innamorare della letteratura boema e morava, a mostrarmi con la sua voce i palazzi i castelli e i grandi personaggi; fu lei a spingermi a studiare a Praga e poi e Brno. Proprio a Brno la incontrai l’ultima volta, casualmente, all’uscita dell’università. Sebbene le davo del tu ho sempre avuto un enorme rispetto per questa grande donna.

Spero di rivederla presto. Anzi: spero di rivederti presto, Sylvie.

Tanti auguri prof!

Ritorni

Di tutti gli incontri interessanti che si fanno stando a contatto con molti turisti, quello di ieri ha un sapore particolare.

Un americano, in vacanza con la famiglia, mi ha detto che aveva origini sutrine.

Nonno e nonna erano nostri concittadini (i cognomi che mi ha detto, storpiandoli “all’americana”, sono inconfondibili).

Era venuto per vedere con i propri occhi ciò che gli era stato raccontato da giovane:

i monumenti, le vie, l’atmosfera e… le “nocchie”. I nonni gli parlavano sempre di nocciole, quasi un mantra. Persone molto gentili , ironiche e preparate, spero che tornino e che abbiano sempre un bellissimo ricordo della nostra città.

 

Quell’edificio che non ci doveva stare (e non c’è)

Per lavoro e per diletto cerco periodicamente notizie su Sutri. L’avere sempre notizie aggiornate è fondamentale per il mio lavoro. È bello, se si fa una visita guidata, poter variare argomenti e non ripetere il solito discorso, con le solite nozioni e le solite date (ovviamente la storia va raccontata, bene e dettagliatamente, ma avere qualche carta in più per non risultare noiosi è sempre utile).

Ascolto sempre chi sa più di me (ho la fortuna di conoscere tanti studiosi sutrini innamorati del paese) e cerco nuovi indizi, nuovi avvenimenti, anche piccoli.
Quando si raccolgono dei dati il primo approccio, dopo averli registrati, è confermarne la veridicità. Le bugie o i fraintendimenti si trovano anche nei libri del passato, anche se scritti da autori famosi.

Apro una breve finestra per chiuderla presto. Uno dei corsi monografici più interessanti che abbia mai seguito all’università riguarda la letteratura di viaggio; quel particolare genere grazie al quale i racconti di viaggio, soprattutto verso l’Italia, facevano sognare i lettori europei.

Sia chi leggeva che chi scriveva erano persone agiate (costava  il viaggiare e costava anche comprare libri). Le mie letture preferite riguardavano i resoconti del grand tour.

Andando a ricercare informazioni particolari su Sutri ho sfogliato anche tra questi libri. Mi imbatto così  in Days near Rome (Giorni vicino Roma) diAugustus J. C. Hare, della seconda metà dell’Ottocento, nel quale c’è un paragrafo sulla nostra Città. Non è però la descrizione a destare la mia attenzione quanto un disegno, fatto dall’autore.

È la tipica cartolina di Sutri, l’immagine che vede chiunque arrivi da Roma, dalla Cassia: la città in alto, col campanile della Cattedrale che svetta nel cielo. Spicca il dettaglio del campanile terminante con la imponente cuspide, ancora presente in alcune foto del primo ‘900. Non ci sono i pini sulla Cassia. Magari qualche edificio non ha le misure esatte. Si vede anche la salita che porta alla Porta Romana, appena accennata. Quel che mi ha colto di sorpresa è proprio ciò che si vede sulla destra della salita. Un edificio! Enorme, se andassimo a comparare le misure con le altre case della città. Ad uno sguardo più attento sembra anzi un complesso di edifici.  Non si trova in primo piano. Sembra anzi trovarsi  più lontano rispetto alla salita, più dietro. Cosa era? Mostrandola ad alcuni storici di Sutri non ho avuto risposte sicure. Anche le ipotesi sono deboli: una possibile stalla? Ma sarebbe stata enorme. Chi parla di un edificio ecclesiastico, ma non adducendo documenti o accenni o tanto meno il nome (chi lo fa purtroppo cita nomi di chiese segnate in alcuni documenti come già distrutte nel 1600, e non segnate in quel punto). Che fosse stata semplicemente l’aggiunta artistica dello scrittore, tanto per rendere omogeneo il suo schizzo? Non avrebbe senso, ma come recita un altro grande scrittore e poeta a noi caro: voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha.

E quindi? Quindi niente, si continua a studiare. 🙂

L’empatia

Oggi una breve riflessione su una qualità umana fondamentale nel settore sociale, lavorativo, quindi anche turistico: l’empatia.

Sebbene questa parola, a molti ostica, dica tutto e niente, è una delle qualità necessarie per entrare in contatto con l’altro.

L’empatia è la capacità di porsi nei panni di un altro. Ci si immedesima. Si prova a capirne le necessità o lo stato d’animo.

Non vuole dire accettare ciò che l’altro provi, ma significa guardare con i suoi occhi il suo mondo.

Allo stesso modo la persona entrerà nel nostro mondo. Immaginiamola come due cerchi che si incrociano.

Nel turismo è ovviamente fondamentale capire i bisogni del turista/cliente/ospite.

Usando quotidianamente questa preziosa qualità avremo una comprensione superiore dell’altro ma anche di noi stessi. Perché entrando in empatia con una persona noi vedremo il suo stato d’animo e il suo mondo, mentre lui potrà vedere in modo diverso anche il nostro mondo (che sia nella vita sociale, tra colleghi, in un esercizio commerciale).

L’ascolto attivo è primario, soprattutto nel turismo.

Quando usiamo questa qualità capiamo i bisogni dell’altro, e possiamo anche prevedere, interpretare i bisogni altrui nel futuro.

“Sfruttarla” per il lavoro è necessario, ma, a mio avviso (e so che concorderete con me) usiamola anche nelle relazioni interpersonali, ogni giorno: entriamo nel mondo di chi ci sta di fronte e capiremo il prossimo e anche noi stessi.

Tanti auguri Giancarlo

Tanti auguri Giancarlo!

Oggi, 1° agosto 2017, compie 75 anni uno dei più grandi attori italiani, Giancarlo Giannini.
Gli auguri vengono da un appassionato di commedia all’italiana;  e sono anche  doverosi per una star che ha girato anche a Sutri!

I primi successi gli vennero dal teatro, grazie a Zeffirelli.

Ma la notorietà al grande pubblico è dovuta alla sua partecipazione allo sceneggiato televisivo David Copperfield e poi ai film in cui ha recitato. Giannini è stato uno dei protagonisti della commedia all’italiana.
Inizia nel cinema con Lina Wertmuller, ma è nel 1970 che gli si riserva il ruolo di protagonista in Dramma della gelosia, tutti i particolari in cronaca, il capolavoro di Ettore Scola, con Monica Vitti e Marcello Mastroianni.

Poi vennero altri lavori; tra i tanti la figura di Mimì metallurgico, Tunin in Film d’amore e d’anarchia, Travolti da un insolito destino….., in compagnia di una stupenda Mariangela Melato, o Pasqualino Settebellezze.

Divenuto un’icona il titolo del film Mi manda Picone, divenuto un modo di dire.
Tantissimi anche i film internazionali, Giannini è stato apprezzato e diretto dai grandi cineasti, italiani e non solo.

Famoso in Italia anche come doppiatore.

Ma Sutri? Ebbene si, anche Giancarlo Giannini ha lavorato nella nostra antichissima Città, in un film tedesco intitolato Omamamia. Chi lo ha visto ha notato la sua classe e la sua gentilezza.

Ebbi modo di scambiarci due parole moltissimi anni fa a Roma, per caso.

Si trovava in un negozio ed era in procinto di comprare un prodotto.

Quando iniziò a parlare, sia io che il commerciante rimanemmo rapiti dal suo tono di voce, dalla dizione, dallo sguardo.

Avrei voluto applaudirlo solo per quelle cinque parole!

Ancora tanti auguri Giancarlo!

ANTE POST

Salve!

In questo blog scriverò tutto ciò che è il mio mondo: la mia professione, i miei luoghi del cuore, le mie passioni, i miei studi e anche molti pensieri in libertà.

Saranno post seri, non seriosi, spero interessanti e mai noiosi.
Ci saranno molte notizie della mia Città, Sutri, sulla sua storia, i suoi protagonisti, gli avvenimenti accaduti e quelli che accadranno (niente profezie!).

Ma scriverò anche molto di cinema, società, di politica  e tutto quello che la mia mente riterrà opportuno (tutto tutto proprio no suvvia). Al prossimo primo vero post!