Sutri foto al tramonto

Sutri al tramonto – Cattedrale vista dalla Cassia

Sutri vista dalla Cassia.
La cattedrale sutrina illuminata, i pini sulla strada, il parco archeologico alla sinistra. Meraviglioso.

Per altre foto su Sutri, sulla Tuscia e tanto altro, seguitemi su Instagram:

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Orlando 1 – l’eroe e la favola 1

Il numero 1 sul titolo vuole semplicemente dirvi che, spero, scriverò molti altri post sulla figura, la storia e il mito del paladino Orlando.

Oggi scrivo due righe solo per mostrarvelo in una vecchia illustrazione.

Nel 1894 viene pubblicato un libro di Noémi  Balleyguier  dal titolo “Futurs chevaliers” (non so se sia stato tradotto in italiano), un’opera illustrata per bambini che, come recita il nome, narra la storia dei futuri cavalieri.
Si narra del piccolo Orlando, Rolandin, e del suo incontro col grande imperatore Carlo Magno.

Il racconto, semplice, didascalico, favolistico, è accompagnato da alcune bellissime illustrazioni di Édouard François Zier, pittore e illustratore francese dell’Ottocento.

Vi posto l’illustrazione più significativa, almeno per me: l’incontro tra l’imperatore e il piccolo audace Orlando, proprio a Sutri.

Museo del Patrimonium di Sutri – Due chicche

Questo post è dedicato alle guide turistiche della provincia di Viterbo, a quelle di Roma e a tutti coloro (gite scolastiche, associazioni dopo lavoro ecc) che organizzano una giornata a nella nostra Città.
Un luogo da vedere assolutamente a Sutri è il museo del Patrimonium di Sutri.

Il piccolo museo, situato nel centro storico, a meno di cento metri dalla piazza del Comune, conserva alcuni capolavori che abbracciano diverse epoche storiche e che fanno intuire, sentire l’importanza della nostra antichissima Città.
Innanzitutto un “must” è l’Efebo di Sutri, la statua bronzea romana trovata proprio nel nostro territorio da due contadini nel 1912. Una meraviglia per gli occhi: il “tatoccio”, questo il simpatico soprannome affibbiatogli, è in ottime condizioni (manca solo lo specchio che teneva il giovinetto sulla mano destra e un paio di dita. Per il resto si vede la bellezza della fattura: i capelli mossi, il volto, la posa).
All’interno del museo potrete vedere tre affreschi provenienti dalla chiesa di Santa Fortunata, alcuni dipinti di pregevole fattura. Tra questi spicca uno stendardo processionale di Eugenio Agneni, pittore e patriota. Tra i reperti archeologici (sono conservati anche reperti etruschi “quasi freschi di scavo”) una epigrafe con una lista dei pontifices di Sutri, quando la città era colonia romana. Conoscendo i nomi, i personaggi, possiamo intuire chi e come il nostro territorio era stato governato.
L’edificio in cui si trova il Museo ospita anche la biblioteca e l’archivio storico.
Dall’atrio del museo c’è una bella vista sulla Cassia, sul parco, su quello che era il borgo di Sutri nel medioevo. Si può scorgere in lontananza sulla destra la Torre degli Arragiati, e sulla sinistra il colle Savorelli.

Il museo merita una visita. E per chi non lo sapesse: è gratuito! Una ragione in più per andare a scoprirlo.

Nella Sala dell’efebo, la famosa statua bronzea

Sutri e cinema

Il 25 settembre dell’anno scorso presentavo nella chiesa di San Francesco “Sutri e la macchina da presa” (Davide Ghaleb editore). Con quella pubblicazione avevo raccontato la mia città affrontando un tema, sicuramente più leggero rispetto alle precedenti ricerche storiche su Sutri, ma comunque, a mio parere, interessante:

l’incontro tra la Città e il mondo cinetelevisivo, tra gli attori  e la popolazione, il cambiamento di arredo urbano durante i decenni, i nostri monumenti impressi sulla pellicola.

In quelle pagine ho unito due interessi: Sutri e la settima arte.
Il mio rapporto con il cinema è dovuto a mio padre, Mario. Con lui condividevo tante passioni. Una di queste erano i vecchi film, soprattutto della commedia all’italiana.
Fu lui a mostrarmi per la prima volta Cinque poveri in automobile, nel quale per pochi secondi si vede la nostra cattedrale dalla Cassia.

Nel 2001 mi si accese la lampadina in testa: di raccogliere immagini cinematografiche nelle quali era presente la mia Città. Ricordo esattamente quel giorno. Ero seduto su  un divano di una casa di Brno, in tv il film francese “Le corniaud”: c’era la Cassia, c’era Buzzanca che recitava di fronte alla strada che ci porta all’anfiteatro. La prima cosa che dissi fu: Sono nato lì!
Nessuno mi capì, quindi lo ripetei in ceco: Ja jsem se tam narodil! (per la verità sono nato a Ronciglione, spero che mi scuserete!).
In quel periodo non c’erano così tante opzioni  per raccogliere materiale, soprattutto perché youtube non era così piena di film completi, non c’era lo streaming e poi la vita mi portava a godere di altri interessi. Quindi cominciai a chiedere semplicemente ricordi tramite mail e telefono.
Quando tornai definitivamente (definitivamente?) in Italia iniziai una ricerca più seria (lunghissima!).
Riuscii a scoprire molte notizie e dettagli interessanti dai diari di mio padre (Mario amava scrivere tutto, dalla politica, agli avvenimenti quotidiani, ai suoi progetti, i suoi sogni). E da lì cominciò questo affascinante viaggio. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, indizi e certezze si sommavano. Tantissimi i dialoghi davanti ad un caffè, o su una panchina, con i sutrini, giovani e meno giovani.
Ne uscì un libro che credo sia interessante. Anzi, ringrazio chi mi ha fatto i complimenti e soprattutto chi ha condiviso, anche dopo la presentazione, altri episodi e altri film.

Ovviamente la macchina delle produzioni non ha certo finito di girare. Nel 2016 e 2017 sono arrivate nuove produzioni televisive , come la Squadra mobile che vediamo in questi giorni su Canale 5, poi un premio Oscar indiano per un video in 4k, un famoso ex giocatore di tennis quale è André Agassi; e poi altri due film che vedremo presto.
Materiale per un aggiornamento del libro? Forse.
Materiale per una chiacchiera tra amici? Certamente.
Materiale per un nuovo progetto, differente, ma sempre inerente a Sutri e cinema? Chissà.

I pellegrinetti di Sutri

Ogni giorno vediamo per le strade di Sutri, nelle piazze, persone di differenti età, che parlano differenti lingue, e che hanno un minimo comune denominatore: sono pellegrini che stanno percorrendo la via francigena. Ci sono molti italiani, molti stranieri, uomini, donne; alcuni viaggiano da soli, altri in gruppi organizzati, altri in gruppi creatisi lungo il viaggio. Spesso si riconoscono dagli altri turisti perché hanno degli zaini più o meno grandi.
L’abbigliamento è simile per tutti, e cambia a secondo della stagione in cui affrontano il pellegrinaggio: scarpe o scandali da trekking, magliette traspiranti, pile e giacche a vento per i periodi più rigidi, poncho antipioggia, cappelli. Quasi tutti hanno ormai uno smartphone, con il quale possono non solo avere la possibilità di contattare i propri cari, chiamare le strutture ricettive, ma possono anche scaricarsi le mappe gps per risolvere qualsiasi problema sul percorso da affrontare.
Quelli più tecnologici (ne ho conosciuti alcuni) avevano nella parte superiore del proprio zaino anche una batteria solare con la quale ricaricare telefoni tablet ecc. Insomma organizzatissimi.
Spinti dalle più diverse motivazioni camminano per raggiungere principalmente Roma.
E si fermano a Sutri, l’ultima tappa storica prima di raggiungere la Città Eterna.
Molti, quelli che hanno studiato di più prima di arrivare da noi, vogliono visitare la Chiesa della Madonna del Parto (il mitreo). Perché?
Perché Sutri ha la fortuna di conservare uno dei cicli iconografici più importanti e affascinanti dedicati al pellegrinaggio, ai viandanti, che si trova proprio nel vestibolo del tempio. Tutti, pellegrini e non, restano affascinati da questo capolavoro trecentesco.
È interessante notare qui i nostri pellegrinetti, famosi in tutto il mondo. Di questi antichi viandanti osserviamo l’abbigliamento (rimando ad un altro articolo sui riti pre pellegrinaggio, al pellegrinaggio da Sutri al Monte Sant’Angelo, agli atti notarili che parlano di detto viaggio e alle ipotesi affascinanti che ho letto e sentito da vari studiosi).
In questo affresco (la parte bassa del quadro centrale del vestibolo) mi colpiscono le piccole differenze che si notano: molte figure hanno il cappello a larghe tese, alcuni hanno il cappello al di sopra di un fazzoletto o cappuccio che protegge ancora di più la testa (alcune tuniche, schiavine, avevano il cappuccio “integrato”:) ). Troviamo anche un pellegrino che non ha alcun cappello o copertura alcuna del capo. Nessuno di loro è dipinto con scarpe o sandali, e nessuno ha la bisaccia; hanno però  tutti il bordone, ovvero il lungo bastone che oltre ad avere un motivo simbolico era usato anche come mezzo di difesa e di aiuto durante il cammino. Nessuno dei bordoni dipinti a Sutri, però, ha la punta di ferro.

Molti storici parlano delle due figure più in basso, forse marito e moglie. Le indicano come due committenti, due persone che hanno commissionato il pellegrinaggio a un terzo uomo, che sarebbe colui che si trova di fronte a loro e che reca in mano la piuma, testimonianza del santuario raggiunto.

 

La Madonna del Parto è un luogo dove sono ancora nascosti simboli e storie. Molto è stato analizzato, molto ancora si deve svelare.

Quindi, come al solito: bisogna sempre studiare; e studierò, prometto. E andrò più nello specifico in un prossimo post sul nostro meraviglioso mitreo e sul tesoro artistico e simbolico che custodisce.

 

La fine del mondo

Da molti mesi sto lavorando su un progetto. Progetto significa tutto e niente. È un libro, un romanzo riguardante la mia città e l’escatologia, nello specifico  alcuni scritti di Gioacchino da Fiore e il destino dell’uomo. Non vi dico di più, ma non perché voglia fare il figo. E nemmeno perché ho scritto solo un canovaccio. Non ho in animo nemmeno di fare o essere misterioso.

Il fatto è che parlare di progetti futuri non ha più senso!

Da settimane ormai tutti i giornali sono occupati, oltre che da drammi umani e giochi(ni) politici, da una notizia definitiva: il 23 settembre finirà il mondo!

Non ridete, non buttatela in burletta. Una persona ci ha scritto persino un libro. E non solo lo afferma l’autore, non solo l’editore, ma anche moltissime altre persone ben informate.

Si, lo so. Dopo la bufala dei Maya del 2012 ormai non credete più a niente. Ancora prima molti hanno passato il capodanno del 2000 con occhi chiusi e tremanti perché il millennium bug avrebbe provocato black out, incendi, sveglie elettroniche che avrebbero dovuto impazzire e cominciare a saltellare sui comodini di mezzo mondo.

Questa volta la notizia è seria: il pianeta Nibiru, il famosissimo e grandissimo pianeta NIbiru, il 23 settembre colpirà la terra e saremo tutti morti.
Non dico più “andremo all’arberi pizzuti” perché non ci sarà nessuno vivo che ci sotterrerà al cimitero. E spariranno pure gli alberi pizzuti.

Cosa fare? Abbiamo due giorni. Forse meno perché non so l’ora esatta in cui ci sarà il botto. Peccato perché avrei voluto finire due serie di Netflix e una ha parecchi episodi.
Abbiamo due giorni. Ho chiesto in casa cosa avrei potuto fare per i miei cari, come ultimo desiderio. Mi si è  risposto: “Fai la spesa e paga le bollette”.
Due Non sense secondo me, ma siccome faceva loro piacere, ho realizzato quei desideri.
Sto cominciando a chiamare le persone a cui voglio più bene.
Ann Hathaway non ha risposto. E Peter Griffin sta dormendo.
Troverete alcuni messaggi WhatsApp e leggerete quello che non ho mai voluto o potuto dirvi prima.

Ho realizzato un mio sogno: suonare bene una canzone con la chitarra (ho scelto Ligabue perché usa un solo accordo, quindi me la sono cavata in 15 minuti).

Da romanista ero sicuro che quest’anno avremmo vinto Champions e scudetto e ciò non avverrà solo per questo maledetto NIbiru. Solo per causa sua!

Avrei tanto voluto vedere New York ma non sarò possibile. Questo mi dispiace molto perché era un mio grande sogno.
Per questo vi chiedo un piacere: se vi trovate a New York oggi e domani, taggatemi su twitter con foto di New York, magari con l’hashtag #ItalohatesNibiru  e/o   #credeteAlProssimoNonAlleCazzate.

Grazie e ciao.
Anzi,

Addio!

(Educ)AZIONI E FEMMINICIDIO

Avrei voluto parlare oggi di storia e tradizioni. Oggi, 14 settembre, si celebra l’esaltazione della S. Croce. Una data importante non solo per i cattolici.

Ma la cronaca mi impone di parlare di un tema che si trova quasi ogni giorno nelle prime pagine dei giornali e come prima notizia nei tg nazionali: il femminicidio.
Purtroppo, come nel caso degli allagamenti, del dissesto idrogeologico, dei terremoti, anche il femminicidio viene trattato solo quando avviene un efferato delitto, quando “capita” una tragedia.
Non si affronta mai in modo sistematico. Il tema del femminicidio, che ricordo riguarda l’82% delle donne uccise nell’ultimo anno, è tema delicato.

Perché la stragrande maggioranza di questi delitti avviene per mano di mariti, fidanzati, amanti. Ovvero le persone di cui normalmente non ci si dovrebbe fidare di più.

Gli assassini devono essere giudicati e condannati. E devono andare in carcere. Ma chi governa non può pensare solo alla condanne. Bisogna prevenire questi eventi.
E per prevenire, come direbbe mia zia “toccherebbe cambia’ la capoccia de le persone”. Come fare?
Innanzitutto tra di noi, bisognerebbe riflettere seriamente sui nostri comportamenti.  Non solo per il rapporto con le donne. Ma anche con gli stranieri, con i forestieri, con i vicini di casa, con chi ha un’altra religione, o un differente orientamento sessuale.

Da anni ormai scrivo a riguardo dell’educazione affettiva nelle scuole. Contro i femminicidi, contro tutte le differenze, per una comprensione dell’altro.

I parlamentari, il ministro dell’istruzione, gli organi scolastici, i professori, la società civile, tutti dovrebbero porre l’educazione affettiva come una priorità.

Per far crescere i futuri cittadini più aperti verso il mondo, verso l’altro, in modo che capiscano e non “tollerino”, che amino e non odino, che vivano felici e non uccidano follemente.

Opinioni, vacanze e pubblicità

Avrei voluto parlare in questo articolo di Santorini e delle sue bellezze, ma la cronaca galoppa veloce. E siccome si intreccia col mio tema, butto giù due righe.

Premessa: sono stato in vacanza a Santorini e ho scelto uno degli alberghi più vicini alla spiaggia perché almeno in quei pochi giorni volevo un break da qualsiasi argomento che non fosse mare, sabbia e relax. Ma alla fine mi sono arreso e lo spirito di guida turistica è uscito fuori con tutto il suo impeto, portandomi a vedere la Pompei della Grecia, Akrotiri, una città minoica scoperta nella seconda metà dell’800 ma riportata quasi tutta alla luce dopo il 1967.

Il fulcro di questo post non è però questa interessante visita, né la lacrima che mi scende pensando alle meravigliose spiagge che ho lasciato.
Questa mattina leggo sul sito di rainews una notizia che mi ha lasciato basito.
Lidl cancella la croce dalla confezioni di cibo greco: “Siamo religiosamente neutrali”. E’ polemica

Cosa è successo? La nota catena, sul profilo facebook della branca inglese ha pubblicizzato la settimana del cibo greco.
Fin qui niente di anormale (anzi, gustoso direi, da neo fan dello tzatziki!).

La polemica sorge quando si vede che la foto postata della Chiesa di Sant’Anastasio a Santorini non ha le croci sopra le caratteristiche cupole blu .  Cancellate con una “photoshoppata”.
Il perché? Forse perché , così riportano alcuni media, l’azienda non vuole usare simboli religiosi,  perché non si vuole escludere alcun credo.
La domanda sorge spontanea:
“Ma allora che prendi a fare una foto con in primo piano una chiesa?”
Santorini è piccola, ma ci sono altri panorami da paura, scorci magnifici, spiagge da urlo, taverne tipiche che sembrano disegnate da uno scenografo hollywoodiano.
E poi, anche fosse? Io comprerei tutto il cibo possibile, anche con croci, mezze lune, Buddha, stelle di David. L’importante è il “food” (come direbbero quelli istruiti o professionali che lavorando nella “ristorazione” pensano che se dici “lavoro nel food” sia fico).
Dovremmo pensare che i satanisti non acquistino la Diavolina solo perché c’è disegnato un diavolo?
Sicuramente Lidl rimetterà in futuro o ste croci o un altro bel panorama.
Siamo in un periodo delicato nel quale invece di essere realisti si cade facilmente da una parte o dall’altra. Chi è troppo neutrale, cancellando la storia. Chi invece al contrario la usa e la distorce per propri fini.
La storia è storia. Ci serve da insegnamento. In ogni senso.
Dopo queste due righe buttate giù senza pensarci troppo, vi rivelo il vero punto su cui volevo incentrare il post originale che vale da sintesi definitiva:
ma quanto era bella la commessa della pasticceria di Santorini!

Al posto di un dio greco una guida turistica di Sutri

20 agosto, eventi e compleanno

Tutte le date sono importanti  perché ogni giorno si celebrano eventi del passato che hanno cambiato la nostra storia, sia i grandi avvenimenti che riguardano l’intera collettività, sia quelli “piccoli” che hanno influito singole persone.

Per me il 20 agosto ad esempio è importante per tre motivi.

Nel 1968 la sera del 20 agosto le forze del patto di Varsavia invasero la Cecoslovacchia ponendo fine alla Primavera di Praga.
Da boemista ho sempre ricordato questa data, soprattutto perché dal 1999 al 2006 mi sono sempre trovato in Repubblica ceca. In tv vedevo ogni volta le immagini e i video di quell’occupazione, i volti dei giovani cecoslovacchi, attoniti, con lo sguardo perso, come se sentissero che il loro viaggio verso un futuro migliore si fosse interrotto per sempre. Quel viaggio sarebbe ripreso due decenni dopo con la rivoluzione di velluto.

Un altro 20 agosto che mi piace ricordare è quello del 1977. Il lancio della Voyager 2, la sonda record lanciata dalla NASA che da quarant’anni prosegue ancora il proprio viaggio, prima sfiorando i pianeti come Giove e Saturno e ora all’esterno del sistema solare, portando con sé quel disco d’oro nel quale sono registrati i suoni del nostro pianeta. Lo spazio, la scoperta, il sogno di un incontro alieno, con l’altro (prima si sognava, appunto, l’incontro con l’altro, con il differente, ora…).

Volevo terminare questo post cercando il compleanno di qualche personaggio noto (non celebro mai o quasi mai le morti, perché…. è più bella la vita, no?).
Tra i nati del 20 agosto potete trovare famosi uomini e donne del passato. Tra questi c’è una scrittrice che ha influito molto nella mia vita, non solo per il suo lavoro, ma anche dal punto di vista personale.

Il 20 agosto del 1945 nasce a Brno Sylvie Richterová, scrittrice, poetessa, traduttrice, una delle boemiste più note, sia in Italia che all’estero. Non vi racconto la sua vita privata né i suoi scritti, né le sue conferenze in giro per il mondo o i premi cha ha ricevuto. Né vi racconto delle collaborazioni coi più grandi, da Vaculìk a Kundera, fino a un meeting nella casa di campagna di quel che sarà il grande presidente cecoslovacco e poi ceco, Václav Havel, scrittore e drammaturgo, una delle figure più importanti del ‘900 europeo.

Per me Sylvie è la professoressa che tanti anni fa, in un freddo giorno autunnale di Viterbo mi propose di seguire i corsi di lingua e letteratura ceca.
È quella professoressa con la quale parlavo si di letteratura ma magari mi ci fumavo una sigaretta e scherzavamo su birre e ragazze.

Fu lei a farmi innamorare della letteratura boema e morava, a mostrarmi con la sua voce i palazzi i castelli e i grandi personaggi; fu lei a spingermi a studiare a Praga e poi e Brno. Proprio a Brno la incontrai l’ultima volta, casualmente, all’uscita dell’università. Sebbene le davo del tu ho sempre avuto un enorme rispetto per questa grande donna.

Spero di rivederla presto. Anzi: spero di rivederti presto, Sylvie.

Tanti auguri prof!

Ritorni

Di tutti gli incontri interessanti che si fanno stando a contatto con molti turisti, quello di ieri ha un sapore particolare.

Un americano, in vacanza con la famiglia, mi ha detto che aveva origini sutrine.

Nonno e nonna erano nostri concittadini (i cognomi che mi ha detto, storpiandoli “all’americana”, sono inconfondibili).

Era venuto per vedere con i propri occhi ciò che gli era stato raccontato da giovane:

i monumenti, le vie, l’atmosfera e… le “nocchie”. I nonni gli parlavano sempre di nocciole, quasi un mantra. Persone molto gentili , ironiche e preparate, spero che tornino e che abbiano sempre un bellissimo ricordo della nostra città.