Palazzo Barberini, l’orgia.

Entrare nei palazzi nobiliari romani è fare un’orgia di arte, storia e passioni.

Siamo andati a Palazzo Barberini (Barberini Corsini gallerie nazionali). Lavorare in questi luoghi? È un impegno faticoso perché, dai, come si fa a parlare e non farsi distrarre da tanta bellezza.

Il palazzo è un emblema di barocco, di potere. Pensate che ha 187 stanze e 12 mila metri quadrati.

Fu grazie a Urbano VIII che viene trasformata quella che fu la villa degli Sforza in questo palazzo, opera dei più grandi artisti dell’epoca. Da Carlo Maderno al Bernini da Pietro da Cortona al Borromini. All’interno troviamo una miriade di opere d’arte. Citare tutti i nomi dei pittori e scultori sarebbe impossibile (possibile in realtà, ma.. su… siate gentili, ho anche altro da fare).

Al piano terra comincia questo meraviglioso viaggio nell’arte. Il medioevo, le croci dipinte, oro e religione, il trecento, artisti ancora artigiani, volti impassibili.

Abbiamo potuto ammirare anche tre opere del cosiddetto Gotico americano (in foto un esempio eloquente). Le grandi pennellate di Filippo Lippi, di Antoniazzo Romano (su di lui ne abbiamo già parlato in precedenza), i pittori umbri e marchigiani, Lorenzo da Viterbo.

Al piano terra anche la mostra “La stanza di Mantegna, capolavori dal museo Jacquemart-André di Parigi”, (a breve terminerà) dove abbiamo potuto ammirare Ecce Homo (1500), Madonna col Bambino e i santi Gerolamo e Ludovico di Tolosa.

ECCE HOMO, Mantegna
Madonna con bambino e santi, Mantegna

Il piano nobile del Palazzo poi rimane sempre come la prima volta che lo si visita: sfacciato. Da Raffaello a Caravaggio, El Greco, Pietro da Cortona, Carracci, Guido Reni, Zucchi, Zuccari, fermatemi!

 

Un’antologia della bellezza. Ma quel che conserva non è meno bello di quel che è conservato. Ogni sala affrescata, ogni scorcio è un fotogramma di un documentario sull’arte.

E quando si esce dalla sala elicoidale si pensa: “Ok, troppo bello, devo andarmene. Troppo bello, devo ritornarci”.